PROPAGANDA. The Art of Political Indoctrination

Works from the Fondazione Massimo e Sonia Cirulli

dal 04/03/2020 al 17/04/2020

Casa Italiana Zerilli-Marimò New York University


Fondazione Cirulli è lieta di annunciare la collaborazione con Casa Italiana Zerilli-Marimò New York University nell’organizzazione della mostra documentaria Propaganda. The Art of Political Indoctrination, realizzata grazie al prestito di un cospicuo numero di opere provenienti dall’archivio della Fondazione.

La mostra a cura di Nicola Lucchi - CUNY Queens College - con la consulenza di Ruth Ben-Ghiat, Valentina Castellani e Ara Merjian - NYU - analizza, in 5 sezioni, i meccanismi della propaganda politica attraverso lo studio della storia italiana del Ventesimo secolo.

Gli anni tra il 1922 e il 1943 (seguiti dal tragico biennio 1943-45 della Repubblica Sociale) costituiscono l’epoca più controversa e drammatica della storia italiana moderna, e l’uso della propaganda messo in atto dal regime fascista è un caso emblematico nello studio delle dinamiche politiche totalitarie. La mostra illustra come il regime mussoliniano sia riuscito a fare leva sull’arte moderna, la comunicazione di massa, le tecniche pubblicitarie e la cultura popolare per manipolare la società e attrarre un vasto supporto per le proprie imprese dittatoriali.

Considerate nella loro varietà, la propaganda emersa dal fascismo, così come quella emersa dai primi due decenni del Novecento e dalla neonata democrazia del secondo dopoguerra, ci offrono l’opportunità di decostruire la retorica della comunicazione politica nel suo insieme e ci permettono di osservare con rinnovato spirito critico la moltitudine di voci e narrazioni politiche in competizione tra loro, che oggi ci circonda.

Burattino o Burattinaio? La prima sezione propone una riflessione sulla raccolta di consensi attorno alla figura di un leader forte, strategia tipica della propaganda totalitaria. Ma la propaganda politica non è appannaggio esclusivo dei regimi totalitari: Prima e dopo il Fascismo si sofferma sul come le tecniche di persuasione di massa utilizzate dalle forze democratiche siano egualmente in grado di sviluppare un efficace indottrinamento politico attraverso narrazioni accattivanti. Molti dei messaggi politici proposti dalle ideologie liberali e democratiche si fondano sulle stesse tecniche retoriche utilizzate dai burocrati di regime e dagli esperti di marketing. Inevitabilmente il governo fascista ebbe un ruolo chiave nello sviluppo dell’economia italiana degli anni Venti e Trenta: Politica e Affari indaga come la dottrina corporativista del regime, sostituitasi al libero sindacato, influenzi i rapporti di lavoro nelle grandi fabbriche. Il Controllo della Vita Quotidiana è un altro argomento che appassiona il regime. Costituita da una moltitudine di propaganda "soft" la propaganda trova la sua migliore espressione nelle gare atletiche sponsorizzate dallo stato, nei concorsi artistici e commissioni pubbliche per la realizzazione di monumenti e opere d’arte nell’edilizia del regime per cui, alla fine degli anni Trenta, un’ intera generazioni di giovani italiani era di fatto cresciuta sotto il costante influsso della propaganda e degli organi di regime. La macchina propagandistica di uno stato totalitario tenta frequentemente di esibire le proprie conquiste Al di là dei Confini Nazionali e l’Italia del Ventennio coltiva attentamente la propria immagine all’estero attraverso iniziative accattivanti che potessero rappresentare la cultura e la potenza militare-industriale dello stato, come mostre d’arte itineranti e trasvolate aeree intercontinentali.

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